Il Santo Padre accetta la rinuncia di mons. Galantino alla diocesi di Cassano Il nuovo vescovo sarà don Francesco Savino del clero dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto

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Papa Francesco ha accolto la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cassano all’Jonio, presentata da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il Santo Padre ha quindi nominato come nuovo vescovo don Francesco Savino, del clero dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto, finora parroco-rettore della parrocchia-santuario dei Santi Medici a Bitonto. Non è certo una sorpresa il cambio della guardia operato nella diocesi calabrese. Lo stesso vescovo di Roma, nell’udienza del 21 febbraio ai fedeli di Cassano, aveva preannunciato: “Credo che sia il momento di pensare a darvi un altro Pastore”.

Al fragoroso “no”, pronunciato in coro dai pellegrini, il successore di Pietro aveva replicato: “Ma forse voi gli farete una statua grande, lo ricorderete…”. In un messaggio inoltrato al suo successore, mons. Galantino ha espresso sentimenti di affetto e riconoscenza per le comunità parrocchiali e le realtà che compongono l’intera società civile del territorio. “Ho imparato ad amare questa terra sempre di più – ha affermato. E sono certo che la stessa esperienza la farai tu”. “Conoscendo – ha proseguito – la tua predilezione per gli ultimi, voglio affidarteli perché trovino in te un padre e un amico più di quanto non abbia potuto fare io. Oltre ai sacerdoti, i poveri, i giovani e i laici in genere sono la vera ricchezza di questa Chiesa. La Diocesi di Cassano ha un laicato davvero bello e che merita tanta attenzione e tanto rispetto da parte nostra”.

L’ordinanza episcopale del nuovo vescovo avverrà il 2 maggio nel santuario dei Santi Medici a Bitonto. Don Savino ha scelto come motto dello stemma episcopale un versetto di San Paolo della seconda lettera ai Corinzi “Charitas Christi urget nos”. “Questa – ha detto – è la cifra della mia vita spirituale. Amore di Cristo, che sento come presenza costante, ha conformato ciò che sono e che faccio e lo vivo come ‘urgenza’ nei confronti delle persone che incontro”.

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