“Nelle cooperative uno più uno fa tre” Udienza del Santo Padre in aula Paolo VI dinanzi a 7mila membri della Confederazione Cooperative Italiane

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“Le cooperative sfidano tutto, sfidano anche la matematica, perché in cooperativa uno più uno fa tre! E in cooperativa, un fallimento è mezzo fallimento. Questo è il bello delle cooperative!”. Così Papa Francesco ricevendo in udienza 7mila membri della Confederazione Cooperative Italiane. “Oggi – ha detto a braccio – è una regola, non dico normale, abituale… ma tanto spesso si vede: ‘Tu cerchi lavoro? Vieni, vieni in questa ditta’. 11 ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. ‘Ti piace? No? Vattene a casa’. Che fare in questo mondo che funziona così? Perché c’è la coda, la fila di gente che cerca lavoro: se a te non piace, a quell’altro piacerà. E’ la fame, la fame ci fa accettare quello che ci danno, il lavoro in nero… Io potrei chiedere, per fare un esempio, sul personale domestico: quanti uomini e donne che lavorano nel personale domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?”.

“Il nostro mondo abbia bisogno di un’economia del dono – ha affermato citando Benedetto XVI – cioè di un’economia capace di dar vita a imprese ispirate al principio della solidarietà e capaci di ‘creare socialità’”. Quella delle cooperative, ha aggiunto, “è una vera missione che ci chiede fantasia creativa per trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti, per combattere la ‘cultura dello scarto’ – quella che oggi viviamo – coltivata dai poteri che reggono le politiche economico-finanziarie del mondo globalizzato, dove al centro c’è il dio denaro”. Il Santo Padre poi ha voluto dare una serie di incoraggiamenti ai fedeli. “Il primo è questo – ha soggiunto –: le cooperative devono continuare ad essere il motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità locali e della società civile”.

Parlando del problema della disoccupazione ha fatto un esempio: “Tu che cosa sei?” – “Sono ingegnere” – “Ah, che bello, che bello. Quanti anni ha?” – “49” – “Non serve, vattene”. Ha osservato come “un certo liberismo crede che sia necessario prima produrre ricchezza” per poi “promuovere qualche politica redistributiva da parte dello Stato. Prima riempire i bicchieri e poi dare agli altri”. “Si corre il rischio di illudersi di fare del bene mentre, purtroppo, si continua soltanto a fare marketing – ha proseguito – senza uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende che hanno al centro il dio denaro”. Facendo proprie le parole di Basilio di Cesarea, riprese poi da san Francesco d’Assisi, ha ribadito che “il denaro è lo sterco del diavolo”.

“Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo giusto dalla cooperativa – ha continuato – se però è una cooperativa autentica, vera, dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale”. Fate bene, ha sottolineato, “a contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione”. Ha poi espresso con enfasi il concetto che “le cooperative non possono rimanere chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative”. “Andate avanti – ha concluso – coraggio! Siate creatori, ‘poeti’, avanti!”.

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