Piramidi di ghiaccio nel deserto indiano per combattere la siccità Le costruzioni artificiali potranno aiutare i contadini nell'irrigazione dei campi

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A marzo si potrà ammirare una piramide nel deserto del Ladahe, in India, ma non sarà quella a cui siamo abituati, infatti sarà totalmente di ghiaccio. L’iniziativa nasce grazie all’ingegnere Sonam Wangchuck, che ha progettato un ghiaccio artificiale per supplire alla carenza d’acqua e aiutare le popolazioni locali dell’Himalaya indiano ad avviare la produzione agricola. La particolare invenzione, chiamata Stupa, dovrebbe terminare a breve nel villaggio di Phyan. Qui la popolazione locale deve produrre ciò di cui ha bisogno per l’alimentazione ma negli ultimi anni ha avuto grosse difficoltà. E i cambiamenti climatici stanno sempre più riducendo le dimensioni dei ghiacciai, portando a valle minori volumi di acqua in primavera.

Per raccogliere i 125 mila dollari necessari alla costruzione della piramide di ghiaccio sono state utilizzate le nuove tecnologie, infatti è stata avviata una raccolta fondi sul sito Indiegogo che si occupa di crowfunding. Il funzionamento del ghiacciaio è molto semplice e molto simile a quelli naturali, cioè con l’arrivo dell’estate la struttura si scioglierà a causa del caldo, irrigando i campi coltivati, creando un’oasi di verde nel deserto. L’idea di realizzare ghiacciai artificiali non è nuova ma quella dell’ingegnere himalaiano si basa sulla possibilità di raccogliere l’acqua a bassa quota, non alle grandi altezze (circa 4000 metri) necessarie di solito ai ghiaccia, Riducendone la superficie e facendola crescere in altezza, a forma di cono rovesciato. In questo modo, il ghiacciaio non si scioglie velocemente.

Se la prima Stupa porterà i frutti sperati, l’obiettivo sarà quello di crearne altre 80-90 nei territori più ostili, in grado di immagazzinare un miliardo di litri d’acqua, che saranno sufficienti ad irrigare oltre 600 ettari di terreno. Positivo sarà anche l’impatto ambientale, infatti in questo modo, grazie alle piramidi ghiacciate, si eviterà di costruire dighe, rispettando il percorso naturale del fiume, che eviterà così di impattare sull’ecosistema.

Lo scorso anno è stato testato il prototipo di una stupa a due piani, costruita all’altezza più bassa possibile lungo le rive dell’Indo. Il sito è stato impermeabilizzato anche con argilla, in modo tale da non far penetrare l’acqua nella sabbia del deserto una volta sciolta. “È stato surreale vedere una piramide di ghiaccio circondata da tutto il verde dell’estate del Ladakh. Questo ci ha dato la fiducia necessaria per portare avanti questo progetto” racconta.

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