Contatti con “Jihadi John”, intelligence inglese sotto accusa I servizi segreti avevano già fermato più volte il noto boia dell'Isis

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jihadi john

Rischiano di finire sotto torchio i servizi segreti britannici per non aver fatto abbastanza per fermare il terrorista dello Stato Islamico “Jihadi John”. Ieri infatti, alcune notizie trapelate attraverso la stampa hanno portato all’identificazione di Mohammed Emwazi. Secondo quanto riporta il Daily Maiol, gli agenti dei servizi segreti cercarono addirittura di contattarlo e reclutarlo come informatore, ma invece Emwazi riuscì a sfuggire completamente alla rete del controllo per unirsi alla jihad, tanto che a metà del 2013, secondo quanto riporta il Guardian, l’intelligence informò la sua famiglia che era riuscito a fuggire in Siria.

Nato in Kwait 27 anni fa, il boi dell’Isis si è trasferito con la famiglia a Londra quando aveva sei anni, diventando cittadino britannico e laureandosi in informatica all’università di Westminster. Il primo coinvolgimento con il terrorismo risale al 2007, quando è risultato coinvolto in una cellula di Londra ispirata ad al Shbab. Due membri di quel gruppo in seguito rimasero uccisi in un bombardamento di droni Usa in Somalia, mentre Emwazi fu fermato, su richiesta delle autorià britanniche, mentre cercava di entrare in Tanzania. Fu quella l’occasione in cui gli agenti dell’intelligence cercarono di convincerlo a diventare un informatore. E, riporta il Telegraph, i contatti di “Jihadi John” con gli 007 inglesi sono stati diversi nel corso degli anni, finchè è sparito per unirsi all’Isis.

Sir Menzies Campbell, del comitato parlamentare per l’intelligence e la sicurezza, ha detto che il gruppo di deputati “cercherà risposte” dai servizi segreti, per capire quanto si sapesse di Emwazi negli anni a cavallo tra il 2009 e il 2012, cioè dall’arresto in Tanzania, passando per il rientro nel Regno Unito fino alla fuga in Siria, dalla quale non è più tornato. A tirare in ballo i servizi segreti era stato ieri pomeriggio anche Asim Qureshi, direttore del gruppo di pressione islamico Cage, che ha dichiarato che l’uomo era stato interrogato più volte dall’MI5. Qureshi punta il dito anche contro le tattiche dell’intelligence, che spesso hanno creato “alienazione” in molte persone. Ha parlato di “similitudini” tra il caso di Jihadi John e quello di Michael Adebolajo, uno degli assassini di Lee Rigby, ucciso a colpi di machete nel quartiere londinese di Woolwich nel 2013. Scotland Yard e il governo non hanno ancora confermato l’identità del terrorista e il tutto per ora si basa su informazioni passate da fonti interne ai servizi alla Bbc e al Washington Post.

A riguardo, un amico di Emwazi ha rotto il silenzio, dicendo: “sarete sorpresi di sapere che Mohammed che ho conosciuto era una persona estremamente gentile, molto dolce, la persona più umile che conoscessi”. Questo vale per quando abitava ancora a Londra, prima che diventasse un combattente. Il ragazzo fa difficoltà a riconoscere l’amico dietro quella maschera nera, a trovare un nesso tra queste due persone perché si ricorda una persona “dal carattere gentile”, nonostante la somiglianza fisica sia molta. “Sono tutti sotto schock – termina infine – non possono crederci. In fondo spero anche io che non sia vero”.

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